Le streghe a Cly. Ma sarà vero? Lo storico Gerbore annuisce.
Come centro amministrativo e giudiziario il castello di Cly ospitava anche una prigione collocata nella torre centrale. Qui vennero detenuti prigionieri responsabili di delitti comuni o detenuti politici come i Tuchini, rivoltosi che alla fine del XIV misero a ferro e fuoco il Canavese.
Le ospiti però che hanno attratto di più l'interesse degli appassionati dei nostri giorni sono sicuramente le donne accusate di stregoneria. La prima e più famosa risale al 1428. Si tratta di Johanneta Cauda, personaggio emblematico tanto da comparire non solo nella documentazione della castellania sabauda di Cly, ma anche nell' Errores gazariorum, importante testo relativo alla stregoneria dell'area alpina occidentale risalente all'incirca al primo trentennio del quattrodicesimo secolo.
La donna, fu ritenuta colpevole di aver mangiato i nipoti in compagnia di un'amica. Johanneta dopo una detenzione di settantun giorni nella torre del castello fu bruciata nel borgo di Chambave, sottostante Saint-Denis, il giorno del patrono della parrocchia San Lorenzo. Dopo di lei molte altre donne subirono processi e prigione, alcune, più fortunate, riuscirono a scampare alla pena capitale, ma molte, come Johanneta, finirono sul rogo approntato con il concorso della popolazione locale che forniva, a spese del castellano, legna e cespugli. Possiamo sottolineare che a volte, in uno slancio di umanità, veniva acquistato anche dello zolfo per accelerare la combustione e mettere fine più celermente alle sofferenze delle povere disgraziate.
Fonte:
Bertolin Silvia, Gerbore Ezio Emerico, La stregoneria nella Valle d’Aosta medievale, Quart, 2003



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